Quando ci si avvicina per la prima volta a una disciplina che lavora con la sfera energetica, è profondamente umano porsi delle domande. La mente razionale ha bisogno di certezze e l'idea di "energia vitale" può a volte suscitare perplessità o, nei casi più estremi, timore. "Il Reiki è pericoloso? Posso assorbire energie negative? Ci sono effetti collaterali indesiderati?"
Oggi desidero rispondere a queste legittime domande con estrema chiarezza, spogliando il Reiki da ogni alone di mistero superstizioso e restituendogli la sua natura autentica: quella di un percorso sicuro, delicato e naturale.
Un mito da sfatare: Nessun "passaggio" di negatività
Una delle paure più comuni è quella di poter "assorbire" le negatività dell'operatore o, al contrario, che l'operatore possa prosciugare l'energia di chi riceve il trattamento. Questo timore nasce da una confusione fondamentale tra il Reiki e altre discipline (come, ad esempio, alcune forme di pranoterapia).
Nel Reiki Tradizionale Giapponese, l'operatore non cede mai la propria energia personale. Il praticante funge esclusivamente da "canale" per l'energia Reiki. Immagina un tubo in cui scorre acqua limpida: l'operatore è semplicemente il tubo. Poiché l'energia personale non viene scambiata, se l' operatore è stato correttamente formato non c'è alcun rischio di contrarre o trasmettere "pesantezze" emotive o blocchi energetici.
Il Reiki e la Medicina: Un alleato, non un sostituto
Un altro aspetto fondamentale della sicurezza riguarda il rapporto con la salute fisica. Il Reiki ha controindicazioni? A livello fisico, la risposta è no. Essendo un tocco dolce e non manipolativo (le mani vengono appoggiate con estrema delicatezza o tenute a breve distanza), può essere ricevuto in totale sicurezza da chiunque: bambini, anziani, donne in gravidanza e persone con patologie anche gravi.
Tuttavia, è vitale ricordare un principio etico assoluto: il Reiki non è una medicina alternativa. Non sostituisce mai il parere del medico, non promette guarigioni miracolose e non suggerisce mai di sospendere le terapie tradizionali. Il suo ruolo è quello di allentare lo stress, favorire un profondo rilassamento e supportare la naturale capacità di recupero dell'organismo, lavorando in perfetta sinergia anche con la visione allopatica.
La "Crisi di Guarigione": Un effetto collaterale?
Esiste un fenomeno che a volte disorienta chi riceve il Reiki per la prima volta: nei giorni successivi al trattamento, si potrebbe avvertire una maggiore stanchezza, leggeri mal di testa, oppure ci si potrebbe ritrovare a piangere senza un motivo apparente. Molti si spaventano, credendo che il Reiki abbia fatto "danni".
In realtà, questa è quella che in ambito olistico viene definita "crisi di guarigione". Il corpo e la mente, ricevendo un forte afflusso di energia, iniziano un naturale processo di depurazione. Proprio come quando si riordina un armadio bisogna prima tirare fuori tutto il disordine, così il nostro sistema fa affiorare le tossine fisiche o le emozioni represse per poterle finalmente lasciar andare. È un segno di sblocco temporaneo, assolutamente positivo, che precede un rinnovato senso di leggerezza e lucidità.
In conclusione, il Reiki non è pericoloso. L'unico "rischio" che si corre avvicinandosi a questa disciplina con mente aperta e affidandosi a un operatore qualificato e certificato, è quello di ritrovare una pace interiore che forse si credeva perduta.
Vicepresidente dell’Associazione Italiana Reiki
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